STAT VILLA PRISTINA NOMINA, NOMINA NUDA TENEMUS
Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus è il celebre verso latino che chiude il romanzo “Il nome della rosa” di Umberto Eco.
L’autore stesso in Postille al romanzo ne spiega il significato e la provenienza.
Esso infatti risulta essere, una citazione ripresa dal De contemptu mundi di Bernardo Morliacense, un monaco benedettino del XII secolo, il quale commentando la Roma medievale scrisse a sua volta stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus, indicando come nella sua epoca Roma antica non era più percepibile, ma ne rimaneva soltanto il nome glorioso.
La questione del “nome” per l’autore, non rappresenta l’essenza della cosa, ma può essere specchio di un momento o di una condizione temporanea che, attraverso l’inevitabile cambiamento, si perde nel tempo.
Così, guardando le rovine di Roma Antica, l’osservatore contemporaneo, attribuisce un nome ad un luogo e a dei manufatti che sono il prodotto dell’agire del tempo, e che non rispecchiano più l’essenza che il nome Roma aveva per i suoi abitanti o per i Pensionnaire Francesi della Académie de France de Roma che nel XVII secolo finanziarono i primi scavi archeologici.
Allo stesso modo il nome “Le Grotte di Catullo” attribuito al sito archeologico rispecchia la condizione di tale luogo prima dell’avvento dei primi scavi che prendono il via nel 1800 con G.G. Orti Manara.
La villa romana oggetto della riflessione progettuale era quasi completamente nascosta al di sotto di macerie e vegetazione, tanto da fare sembrare le uniche parti visibili delle vere e proprie grotte.
Nonostante ciò ancora oggi, pur riconoscendo in tale manufatto archeologico una villa romana e pur sapendo che Catullo probabilmente morì prima della sua completa costruzione, il suo nome rimane immutato.
Architetti Elisa Guarnieri, Alessandro Rognoni, Stefano Tremolada, Federica Vailati
Tipologia d’intervento Musealizzazione sito archeologico
Sito Grotte di Catullo, Sirmione
Stato Tesi Magistrale Politecnico di Milano
Anno
2019