workshop del salto di tiberio

Il progetto di musealizzazione delle Cisterne di Villa Jovis a Capri si pone come un atto di restituzione architettonica e sensoriale. L’intervento mira a riabitare l’antico vuoto tecnologico romano, trasformandolo in un’esperienza immersiva dove l’acqua torna a essere protagonista assoluta. All’interno, l’atmosfera è cupa e solenne: la ricostruzione ideale delle coperture crollate avviene attraverso una grande volta in ferro che evoca la spazialità originaria, proteggendo un percorso museale sospeso. Qui, il visitatore cammina su passerelle metalliche leggere, guidato dal riflesso e dal suono dell’elemento liquido che occupa nuovamente il fondo delle vasche.

L’esterno, visibile dal basso come un volume diafano tra i pini, dichiara la sua contemporaneità con discrezione. La massa delle antiche cisterne viene evocata da un involucro leggero composto da una successione ritmata di lamelle strutturali in X-lam. Queste quinte lignee, disposte in sequenza, ricostruiscono il profilo delle volte senza chiuderlo, permettendo alla luce di filtrare e alla struttura di integrarsi nel profilo della collina. È un dialogo tra il peso della storia e la leggerezza del legno, un guscio che protegge la memoria dell’acqua e restituisce a Villa Jovis un pezzo del suo paesaggio perduto.

Architetti Francesco Casali, Carlotta Catte, Caterina Coli, Marta Mion, Laura Ehrenheim, Antonia Razza, Stefano Tremolada, Federica Vailati

Tipologia d’intervento Architettura per l’archeologia

Sito Capri - Villa Jovis

Stato Itinerant Master’s Degree Program in Architecture, Archaeology and Museum Design - Accademia Adrianea

Anno
2018

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